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Situato nella media Val Trebbia, a 171 m di altitudine e a 27 km da Piacenza, il piccolo borgo di Travo ha apprezzabili offerte per il visitatore interessato all'ambiente naturale e alla storia.
Grazie alle ricognizioni sul terreno effettuate dal locale Gruppo ''La Minerva'', si può affermare che il territorio travese conserva testimonianze di frequentazione umana fin dal Paleolitico. Ma è soprattutto sui siti neolitici che la Soprintendenza Archeologica dell'Emilia-Romagna ha rivolto l'indagine, con campagne di scavo che hanno portato alla scoperta, proprio sul terrazzo fluviale di Travo, di un cospicuo villaggio appartenente alla cultura Chassey-Lagozza, e di cui si possono vedere le canalette di fondazione di sei grandi case rettangolari, silos per la conservazione di alimenti e per usi rituali, fosse di combustione, tre muraglie di grandi ciottoli, tracce di palizzate.
Sono nati di conseguenza il Museo Civico e il Parco Archeologico e le attività didattiche a essi collegate.
Travo vanta inoltre nel proprio territorio la presenza di un santuario romano dedicato alla Dea Minerva Memore e Medica, come testimoniato dai numerosi cippi votivi rinvenuti, di cui non si è ancora trovata l'ubicazione.
Una leggenda tramanda che nei pressi del santuario sarebbe stato martirizzato il legionario Antonino, proclamato poi santo patrono di Travo e Piacenza.
Nel borgo sorge la parrocchiale pieve romanica; sempre romanico è il periferico oratorio di S. Maria, dove sono ricordati il passaggio di S. Francesco e il miracolo dei pani. In tale luogo è visibile una parte di trabeazione in marmo appartenente al Tempio di Minerva.
Il centro del borgo è dominato dal castello, sorto dapprima come fortilizio della famiglia Malaspina e passato poi agli Anguissola. Di rimarchevole, oltre all'originario torrione rotondo del XII sec., conserva sulla facciata due ordini di finestre trilitiche, rara testimonianza di tale soluzione in Emilia-Romagna.
Di torri e castelli il territorio era costellato e rimane ben conservato, cintato e munito delle quattro torri d'angolo, quello di Statto.
Escursioni sono raccomandate alla Pietre Parcellara e Perducca, severi ofioliti sui quali erano edificati castelli rasi al suolo dal Comune di Piacenza nel 1171.
Chi si addentrerà nella amena valletta di Bobbiano, potrà ammirare la chiesa romanica e il poderoso torrione (documentato nel 1037) nel quale la banda del brigante Bertoletto ai primi del '500 aveva il covo.
Infine, per chi ama allargare lo sguardo sulla sottostante pianura padana e arrivare fino alle Alpi e alla Carnia, la felice posizione panoramica di Pigazzano (m 464) è un invito a nozze.